Le origini del Castrum Plebis (2)

Parte Seconda

Dunque abbiamo visto come il primo nucleo fondativo della città fu costituito da una comunità di fedeli dedicata ai due martiri S. Gervasio e Protasio : La Plebs S. S. Gervasii et Protasii. La formazione di Plebes, diffusa nell’ Italia settentrionale e centrale nei territori extra urbani nel corso del V secolo e seguenti, avvenne spesso ad opera di un proprietario di latifondo che costruiva un oratorio. Successivamente il vescovo della città che aveva giurisdizione su quel territorio autorizzava l’ oratorio ad accogliere funzioni religiose, in particolare il battesimo dei fedeli. Questa organizzazione non avvenne in tempi rapidissimi, anche per il persistere delle vecchie abitudini pagane radicate dai secoli precedenti. Ma all’ inizio del VI secolo la rete delle plebes in ambito rurale era ormai consolidata. La Plebs S. Gervasii era costituita dagli abitanti di un fondo chiamato forse Veccianum, toponimo presente anche in territori vicini, ed era soggetta al vescovo della vicina città di Chiusi. Intanto il corso della storia aveva visto la fine dell’impero romano d’occidente formalmente nel 476, quando Odoacre comandante degli Ostrogoti, depose l’imperatore Romolo Augustolo e si proclamo’ Re d’ Italia. Non fu certo un evento inaspettato. Già dal V secolo i barbari erano entrati nel sistema imperiale. Erano iniziate le invasioni barbariche o per meglio dire le migrazioni dei popoli dai territori nord-orientali: Unni, Vandali, Alani e soprattutto Goti che avevano passato il Danubio ed avevano dato un primo colpo mortale all’ impero con la vittoria di Adrianopoli (odierna Bulgaria) nel 378. Gli imperatori d’ Occidente cercarono di controllare le cose dando alle popolazioni tribali degli invasori un ruolo di alleati e nominando i loro capi generali dell’ impero. In realtà nel tempo questi generali si ritrovarono comandanti dell’ esercito, fino a quando uno di loro, Odoacre, si i proclamo’ Re d’Italia. Rimaneva però ben saldo l’impero romano d’ Oriente con la nuova splendida capitale Costantinopoli.

Questi cambiamenti però non mutarono la situazione degli abitanti dei territori esterni alle città. I nuovi sovrani mantennero l’impianto amministrativo precedente. Scomparsi ormai da tempo i latifondi senatoriali, l’ attività agricola e pastorale continuava su fondi più piccoli, non più intorno alla grande villa padronale ad impianto schiavistico, ma utilizzando coloni che erano persone libere anche se soggette all’ arbitrio dei proprietari, che però non potevano rinunciare al loro prezioso lavoro.

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