Il senso della vita

Ho passato i 65 ed ogni giorno comincio la giornata con la morte in tasca. Dopo aver passato molto tempo a pensare ad essa prima di dormire, sono giunto a delle conclusioni per me soddisfacenti. Siamo nel campo dell’ ignoto assoluto, per cui ciascuno può credere a quello che più gli aggrada. Personalmente penso che dopo la morte non ci sia resurrezione dei corpi, né reincarnazione né alcuna cosa che possa essere avvicinata alla vita. Si passerà ad uno stato che non possiamo figurarci, però non posso pensare che la nostra vita sia stata inutile. Io credo che ciascuno di noi avrà contribuito all’ evoluzione della specie “uomo” che in fede vedo destinata ad avvicinarsi a Dio. Questo mi permette di dare un senso alla vita come”contributo ad una evoluzione positiva se avremo operato in conformità alla nostra visione etica”. Do per scontato che ciascuno sappia cosa è bene e cosa è male secondo un orientamento in parte innato e soprattutto strutturato durante la propria esistenza. La mia etica si è formata sul cristianesimo occidentale che trova la sua massima espressione nell’amore per il prossimo. Credo anche in Dio creatore e spirito che avvolge il creato. Vedo anche tanta sofferenza in tante parti del mondo, ma anche nella mia vita normale di ogni giorno. Se mi guardo intorno vedo molta a gente che è malata, che ha patito lutti recenti, che ha grosse difficoltà economiche. Ma penso che tutti abbiamo a che fare con il dolore, però credo anche che Dio sia buono per cui la sofferenza è forse un passaggio necessario. Riuscite ad immaginare un mondo perfetto che rimanga tale per un tempo indefinito? Del resto anche gli animali mi sembrano destinati ad una vita terribile, sempre alla ricerca di cibo, una specie costretta a uccidere un’altra per mangiare e sopravvivere. Certo non per malvagità, ma quando vedo una preda azzannata o una mamma che vede la morte del suo piccolo, credo che stiano soffrendo. Come se la sofferenza e la morte siano compagne perenni della vita. Ciò non significa che queste cose uno debba andarsele a cercare, ma la felicità non è un diritto quanto piuttosto un evento occasionale ed effimero. Questo indipendentemente dalla ricchezza posseduta. Chi è ricco può allontanare i disagi, le preoccupazioni, le malattie scaricando queste cose negative sui meno abbienti. Ma questo non significa essere felici. Certamente lo è di più chi dimostra solidarietà verso chi soffre.

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